I 7 livelli di Social Media Engagement (2/2)

L’articolo seguente continua il discorso sul Social Media Engagement iniziato qui.

Fase 5: Campagne Social Media

Di solito l’azienda utilizza un concorso, un evento o una strategia di “breve termine” e alla fine della campagna finisce tutto.

La società, insomma, decide di rischiare e di “fare un tentativo”. Per 6 settimane sarà creata una pagina su Facebook, un account su Twitter e così via. Purtroppo il titolo della pagina di Facebook o dell’account di Twitter che viene scelto spesso è quello della campagna specifica e non della società o del prodotto, così ogni “sforzo” risulta vano al termine dell’”esperimento”, incluse le migliaia di connessioni ai followers ottenute su Twitter ed ai fan di Facebook. Gli utenti della comunità, dopo un po’ di tempo, non entrano più nella pagina: internet è piena di account aperti sui social media con molte connessioni che non vengono più utilizzati.

Coles Card Team, ad esempio, ha ottenuto 3000 followers sull’account Twitter, ma questo è stato abbandonato a se stesso nel Settembre 2009 (data del suo ultimo aggiornamento).
Nel caso in cui non si sia soddisfatti del titolo originariamente scelto (ad es. se il nome si riferisce ad una specifica campagna), però, si può modificare il nome dell’account su Twitter. Un esempio eclatante è proprio quello della Colesonline, che attualmente ha solo 2.600 seguaci (forse hanno passato gli ultimi due anni a cercare di ricostruire le vecchie relazioni).

Fase 6: Collaborative Social Media

La Società effettua richieste come queste:

  • Per favore aiutaci a progettare un prodotto;
  • Per favore comunicaci come possiamo migliorare XYZ;
  • Per favore diffondi la voce e pubblicizza questa nostra iniziativa.

L’impulso alla collaborazione potrebbe non nascere all’interno del social network (probabilmente proviene dal reparto marketing), ma è abbastanza aperto nei confronti della comunità online. Oppure l’idea deriva dalla comunità, ma è la società a decidere come strutturare e monitorare le risposte. E la comunità ha anche il “permesso” di creare contenuti e di far circolare le idee.

Fase 7: People Powered Social Media

Immagina una banca in cui la persona che desidera un prestito pone la sua richiesta e la comunità la analizza e le risponde con il tasso di interesse ed un paio di migliaia di utenti mettono uno o due dollari ciascuno. Non si sta semplicemente dando l’opportunità al commercio online di continuare? Questo è quanto Prosper, Zopa et al fanno abitualmente. Si tratta di uno stadio avanzato, gli utenti sono coinvolti profondamente e inclusi nei processi di co-creazione dei prodotti e servizi aziendali.

Quale altra considerazione si potrebbe aggiungere?