7 risposte critiche sul social media marketing

Dal Social media marketing industry report 2011, lo studio pubblicato sottoforma di e-book da Social Media Examiner, ho tratto il mio post precedente sulle 37 domande scottanti del social media marketing.

Questo report, però, ha indagato anche altri fattori cruciali. Dopo aver parlato di domande, in questo articolo ho deciso di sintetizzare alcune delle risposte alle questioni principali indagate dallo studio di Steitzner.

  • 1. Quanto sono considerati rilevanti i social media dai marketers?

Facebook, Twitter, Linkedin & affini sono considerati un elemento importante per il proprio business dal 90 % dei 3300 professionisti del marketing consultati.

  • 2. Quali sono le principali aree tematiche che i marketers vorrebbero approfondire?

La misurazione dei risultati e l’integrazione: un terzo di tutti coloro che si occupano di social media marketing vorrebbe sapere come monitorare e misurare il return on investment dei social media e come integrare le attività tra di loro.

  • 3. Ma quanto tempo impiegano i marketers nelle attività social?

Molto, a giudicare da quello che emerge dal Social media marketing industry report 2011: la maggioranza dei professionisti (58%) afferma di usare i social media per 6 ore la settimana e più di un terzo (34%) investe 11 o più ore settimanali.

  • 4. E quali sono i trend del momento?

Il video marketing è in aumento, come segnala il 77% di marketers che sta pensando di incrementare l’utilizzo di Youtube e dei video. I marketers sono interessati a conoscere meglio soprattutto Facebook (70%) e l’attività di blogging (69%).

  • 5. Quali sono i vantaggi ritenuti più rilevanti?

Secondo l’88% degli operatori il principale beneficio di lunga durata è rappresentato dall’aumento dell’esposizione commerciale, seguito dall’incremento del traffico (72%) e del miglioramento del posizionamento nei risultati di ricerca.

  • 6. E i social tools più utilizzati?

Come era prevedibile immaginare, le applicazioni più utilizzate sono Facebook, Twitter, LinkedIn e i blog, che occupano le prime quattro posizioni della classifica.

  • 7. Chi sono i lavoratori che si occupano di queste attività?

Di solito si tratta di impiegati aziendali: solo il 28% dei marketers ha affidato all’esterno una parte del suo social media marketing, quindi si può parlare di un sottoutilizzo dell’outsourcing per quello che riguarda quest’area.

Questo ultimo dato, in particolare, non mi stupisce per nulla: la gestione dei social media e della comunicazione online viene affidata spesso ad un team interno, ma non dovrebbe trattarsi di gente improvvisata.

Mi è capitato a volte di sentire frasi del tipo “Degli aggiornamenti su Facebook e di altra roba così se ne occuperà Pinco Pallo perché è quello che ha più dimestichezza tecnologica”. Uhm, non dovrebbe essere propriamente così. Non approvo chi si affida ciecamente a gente che si riempie di titoli altisonanti ed a chi si proclama guru infallibile di un settore nuovo come quello dei social media (mi ritrovo d’accordo con la posizione di Francesco Gavello, espressa qui), quindi sperimentare all’interno va benissimo (magari lo facessero tutti), ma con un minimo di cognizione di causa e di conoscenza dell’approccio, oltre che del mezzo.

Altrimenti si possono generare dei casini. Ai quali, a volte, è possibile “rimediare” con delle scelte coraggiose e mettendosi in discussione, ma altre volte la toppa è troppo grande. O no?

  • http://www.communicationvillage.com Pierluigi Emmulo

    Ottima sintesi!
    È vero che dentro l’azienda possono essere presenti spesso delle figure capaci di svolgere attività di social media marketing. Solo che, come tu stessa rimarchi, non sempre hanno le competenze necessarie per ottenere risultati significativi.

    In generale, per compiere una scelta valida occorre valutare due fattori: il grado di cultura specifica della risorsa aziendale a cui assegnare il lavoro e il tempo a sua disposizione. Un lavoro fruttuoso sui social media dovrebbe occupare almeno un paio di ore al giorno e raramente in aziende più piccole ci sono figure che hanno così tanto tempo da dedicare ad attività diverse da quelle ordinarie. Se l’hanno, spesso non sono qualificate a svolgere correttamente il lavoro, perché non hanno competenze adeguate.

    Un buon criterio per orientare un’azienda nella scelta è questo:
    – c’è in azienda una risorsa con tempo a disposizione e competenze di comunicazione di marketing adeguate ma non specialistiche: sottoporla un corso di formazione e poi farla lavorare in piena autonomia;
    – c’è in azienda una risorsa con tempo a disposizione ma con competenze di marketing limitate: sottoporla a un corso di formazione a cui aggiungere della consulenza da parte di specialisti esterni che seguiranno le attività svolte, controlleranno i risultati e massimizzeranno gli effetti delle attività svolte;
    – in azienda non ci sono risorse sufficientemente competenti per svolgere questo tipo di attività o se ci sono non hanno tempo da dedicare al marketing nei social media: in questo caso assegnare questa attività ad agenzie o professionisti esterni.

    Qualche parola in più su questo tema si può leggere in questo post: http://communicationvillageblog.wordpress.com/2011/05/02/social-media-marketing-scegliere-servizi-consulenza-e-corsi-di-formazione-per-web-marketing/

    • Maria Luisa Pettignano

      Grazie per il tuo intervento… Sì, credo che la tua suddivisione sia adeguata e sensata, peccato che spesso le aziende non comprendano l’importanza del social media marketing, specie se si tratta di investire, c’è un notevole ritardo culturale, anche se un po’ dipende anche dall’altro lato della barricata. Domani leggerò il tuo post e ti farò sapere cosa ne penso ;)