La barbarie mediatica e il turismo degli orrori

Qual è un modo efficace di attrarre un flusso consistente di persone in una località?

Tutti i mezzi di informazione, per un determinato lasso di tempo, devono parlarne  continuamente e in modo compulsivo.

Se un luogo è stato teatro di un avvenimento risonante dal punto di vista mediatico, è probabile che finisca per imprimersi nell’immaginario collettivo, in modo indelebile, come parola associata automaticamente a quell’episodio. Tanto meglio se vi è avvenuto un delitto.

L’interesse e i livelli di attenzione dell’opinione pubblica sono direttamente proporzionali al carattere di novità, di mistero e di orribilità della vicenda.

Alcune notizie, più o meno “spinte” dai decisori dell’agenda setting, scavalcano l’assuefazione di un pubblico abituato da tempo alle news di cronaca più raccapriccianti, e che quindi si sconvolge sempre più difficilmente.

 

L’approfondimento giornalistico si confonde con la divulgazione di dettagli palesemente ininfluenti in vista della ricostruzione oggettiva dell’evento; particolari incresciosi, basati su ipotesi più o meno accertate, che alimentano la curiosità morbosa dell’audience, ancor prima della sua indignazione, e che incrementano il circolo vizioso dello sciacallaggio mediatico.

Il social network più famoso viene ritratto come territorio di incontri pericolosi, pullulante di orchi e creature mostruose.

 
Ed ecco che si organizzano pullman da altre regioni, si pianificano itinerari turistici nei luoghi del delitto e gite domenicali per riunire la famiglia, considerati modi alternativi di trascorrere il weekend.

Così è fin troppo semplice speculare su una vicenda agghiacciante: si manifesta l’aspetto più grottesco del turismo e del passaparola degli orrori.

E si dimentica, o meglio si ignora volutamente, il valore del rispetto, che spesso coincide con il silenzio.

“Il silenzio parla.
Il silenzio urla ciò che chi hai davanti si aspetterebbe di sentire.
Il silenzio lo vedi, ma non lo senti.  Il silenzio non è solo di chi ha qualcosa da nascondere, ma anche di chi ha detto tutto, di chi sa quali sarebbero gli effetti delle parole, di chi vuole passare oltre”. (Il silenzio, di Antonio Patti)

  • http://www.lavorodafilosofo.com/blog Antonio Patti LdF

    Ciao DigitalMary,
    sono onorato della citazione, soprattutto perché fatta a proposito di un avvenimento che meriterebbe, oltre che silenzio, anche rispetto.
    Continua così..

    Ciao :)

    • http://digitalmary.wordpress.com DigitalMary

      Bene, mi fa piacere…
      Buona serata! :)