Web usability 2.0 e l’usabilità che conta

Oggi ho ritrovato per caso Web usability 2.0 – L’usabilità che conta, due volumi delle edizioni pocket della Apogeo.

Si parla di usabilità da parecchi anni: a giudicare da quello che si trova in rete, però, non mi sembra che criteri fondamentali come chiarezza, coerenza, semplicità ed efficacia siano rispettati così spesso.

Il navigatore vuole trovare nel minore tempo possibile quello che sta cercando e liquida al volo tutto ciò che non cattura subito la sua attenzione.

Jakob Nielsen e Hoa Loranger elencano 4 modi per generare valore dai visitatori in arrivo da un motore di ricerca:

  • Offrire soluzioni concrete a problemi comuni, occupandosi del posizionamento (che comprende la scelta di un buon titolo) delle pagine specializzate sulle SERP
  • Arricchire le risposte con link di approfondimento a contenuti e servizi correlati
  • Fornire analisi e suggerimenti
  • Distribuire una newsletter per e-mail, con altri consigli e informazioni utili. Si offre un’esperienza più individuale della semplice visita a una pagina, quindi aumentano le probabilità di stabilire una relazione con gli utenti.

Questi sono invece gli errori di design più comuni elencati dagli autori:

  • Link che non cambiano colore dopo essere stati visitati
  • Pulsante indietro che non funziona
  • Aprire nuove finestre del browser
  • Finestre pop-up
  • Parti dell’interfaccia che sembrano pubblicità
  • Violazione delle convenzioni web
  • Contenuti vaghi e sensazionalismo gratuito
  • Contenuti troppo densi e testo non scandibile.

Sebbene siano usciti nel 2006, questi libretti si rivelano comunque ancora oggi molto attuali (e non solo per quello che ho detto all’inizio), quindi ne consiglierei in ogni caso la lettura.

“In fin dei conti gli utenti visitano un sito web per il contenuto.
Tutto il resto è solo scenografia.
L’unico scopo del design è permettere ai visitatori di arrivare al contenuto”. (Jacob Nielsen)